AAA. Beni confiscati offronsi

In Brianza ci sono circa 440 immobili confiscati alla ‘ndrangheta; ma è difficile trovare chi accetti di gestirli. E’ il dato emerso l’altra sera, in un incontro pubblico promosso a Seregno dall’associazione Libera Brianza: che ha deciso di promuovere un laboratorio per aiutare amministrazioni pubbliche ed associazioni a sviluppare progetti in merito.

I beni confiscati alle mafie sono ormai molto numerosi – in classifica la Lombardia è la seconda regione, dopo la Sicilia -, ma siamo ancora lenti, troppo lenti a dar loro una destinazione sociale. E questo è dannoso per molti aspetti: perché trasmette un messaggio socialmente negativo (ma come? Quando li possedeva la ‘ndrangheta erano occupati, adesso invece sono vuoti e inutili…) e perché omette invece di trasmettere un messaggio forte e positivo (l’illegalità esiste ma possiamo sconfiggerla e anzi usare i suoi beni, ottenuti in modo criminoso, per l’utilità sociale). Come la ‘ndrangheta tende a “occupare” il nostro territorio, così noi lo “occupiamo” riscattandolo con strutture di segno opposto.

Una pioggia di proprietà da occupare

Usare un immobile confiscato alla mafia dovrebbe dunque essere una priorità per le amministrazioni comunali della nostra provincia, come segno forte di opposizione alla ‘ndrangheta. Invece sono ancora pochi i casi del genere: 88 proprietà immobiliari (appartamenti, ville, terreni, garage, uffici…) e un’azienda; ma altre 332 e 29 aziende sono in attesa di terminare le procedure determinate dalla legge 109 del 1996 per essere messi a disposizione. E’ vero che l’iter burocratico, illustrato dal funzionario dell’apposita Agenzia nazionale Roberto Bellasio, è complesso; ma è vero pure che ci sono anche qui da noi esempi ben riusciti ed esemplari di riutilizzo: come ha raccontato Fabio Terraneo dell’associazione Il Mosaico di Giussano.

Comuni, fatevi avanti…

Esistono – tra l’altro – possibilità di usare fondi regionali e anche governativi per realizzare progetti con i beni confiscati; Davide Pati, responsabile nazionale di Libera per questo special settore, ha richiamato a maggiore «attenzione pubblica e sociale» su questa possibilità. Finora i Comuni brianzoli con il maggior numero di beni disponibili sono Desio, Seregno, Cesano Maderno, Muggiò e Giussano. Per dare un’idea della mole di immobili già sequestrati (l’elenco completo si trova sul sito Openregio), ecco solo i 44 – in questo caso non ancora liberati all’uso sociale – della città di Seregno.