Antimafia: la politica è sempre più infiltrata

Anche Rosy Bindi e la Commissione parlamentare Antimafia confermano: «Il numero crescente di Comuni sciolti per mafia e di procedimenti a carico di amministratori ed esponenti della politica locale, il trasformismo politico e il clientelismo su cui fa leva il voto di scambio, impongono una seria riflessione sulla moralità del sistema e sulla tenuta del principio di rappresentanza. Un decadimento allarmante».

Sono gli stessi principi promossi dalla nostra campagna “Voti Puliti” (a cui finora hanno fattivamente aderito 9 Comuni della Brianza: Arcore, Barlassina, Bovisio, Cesano, Desio, Meda, Nova, Misinto, Seveso) ripetuti a ben più alto livello dalla relazione conclusiva della Commissione, presentata proprio l’altroieri in Senato. Dal 1991 ad oggi si registrano ben 291 scioglimenti di 229 enti locali per mafia, addirittura ci sono 42 casi di Comuni sciolti due volte o addirittura tre volte (13 casi). In 16 casi, avvenuti soprattutto negli ultimi anni, lo scioglimento ha coinvolto città con più di 50 mila abitanti (Giugliano in Campania, Battipaglia, Marano di Napoli, Scafati, Lamezia Terme, Ostia, Reggio Calabria…).

«Voti Puliti», un’urgenza da Sud a Nord

La stragrande maggioranza degli scioglimenti è avvenuta in Campania e Calabria (rispettivamente 35% e 34%), seguite da Sicilia (24%) e Puglia (circa 5%; nelle province di Reggio Calabria e di Napoli sono stati commissariati il 40% di tutti i Comuni! Solo in questa legislatura sono stati sciolti 64 enti locali e attualmente ci sono 29 amministrazioni commissariate. Di fronte a questa preoccupante situazione, la Commissione ha rivolto ai partiti un appello «al rispetto dei principi di legalità e del codice di autoregolamentazione approvato dall’Antimafia: occorre che movimenti e forze politiche dimostrino, in modo autonomo e prima delle indagini della magistratura, di aderire ai principi di legalità. Il rispetto delle garanzie costituzionali non può diventare un alibi per tollerare situazioni opache e di compromissione con il malaffare e la criminalità organizzata».

Via le cosche dalle urne

In un’intervista poi la presidente Bindi ha affermato: «Viene il dubbio che qualcuno pensi che disturbare la mafia in campagna elettorale possa avere delle conseguenze elettorali. In qualche modo si è anche disposti, magari solo con il silenzio senza scendere a patti, a prendere anche i voti delle
mafie? E’ una domanda cruciale che non possiamo non farci. Sembra che il tema della mafia debba essere rimosso dalla campagna elettorale e dai progetti della politica. Sappiamo bene, invece, che il tema della mafia e della corruzione rappresenta il pericolo più grande. Sono le forze più pericolose che attentano la vita democratica del Paese. Sorprende il silenzio in questa campagna elettorale. Emerge anche la mancanza di un progetto in questo senso all’interno dei programmi dei partiti. Chi fa politica non può non fare i conti con questa realtà. Siamo un Paese in cui sono insediate da oltre 100 anni mafie molto forti che nel frattempo che si sono radicate non solo al Sud ma anche al Centro e al Nord. Ignorare questo fatto significa sottovalutare. E questo è veramente grave».