L’arcivescovo: “sentinelle” contro le mafie

Anche l’arcivescovo di Milano contro l’emergenza ‘ndrangheta in Lombardia. Monsignor Mario Delpini ha inviato una lettera a tutti i parroci della diocesi per chiedere di essere “sentinelle” dei segnali che indicano la crescita della criminalità organizzata: usura, infiltrazione nelle aziende in crisi, investimenti di denaro facile… E incassa il plauso della Direzione Antimafia locale.

La diagnosi dell’arcivescovo è precisa e informata: “Anche la città di Milano e il circondario è interessata dalla presenza di consorterie criminali, che si insinuano nel tessuto economico produttivo, attraverso traffico di stupefacenti, riciclaggio del denaro, usura, controllo del territorio per affari illeciti, fino a infiltrazioni istituzionali, approfittando delle situazioni di difficoltà economiche in cui versano soprattutto le piccole/medie imprese, spesso indotte a ricercare linee di credito non convenzionali. Si ha sentore che le organizzazioni criminali stiano contattando tali imprese, ponendosi inizialmente in una posizione di partenariato per poi inserirsi nelle gestioni economiche, spesso tramite consulenti compiacenti, per acquisirle saldando i debiti dell’imprenditore e facendolo continuare a lavorare nella propria impresa come loro sottoposto. L’efficacia di tale sistema di penetrazione del territorio è altresì rappresentato dall’omertà e dal senso di isolamento che gli esponenti delle cosche riescono a generare nelle loro vittime, le quali per paura non collaborano con le Forze di polizia, come peraltro risulta dal limitato numero di denunce presentate”.

Preti e parrocchie, capillarmente presenti in tutto il territorio, possono essere strumenti utilissimi per contrastare quest’avanzata mafiosa: “Oltre alla necessità di alzare l’attenzione su questo fenomeno che attraversa il territorio e spesso ignorato, ci sembra importante cogliere i segnali dello stesso, che si manifesta attraverso il disagio delle persone, famiglie, imprenditori che sono affiancati dalla criminalità organizzata con proposte: di denaro facile, di offerte di beni e servizi con eccessivi sconti, proposte di acquisto dei debiti, delle case, della proprietà di quote delle imprese o delle licenze di aziende in situazione di forte difficoltà. Inutile evidenziare i danni sociali che una infiltrazione profonda delle mafie può causare: violenza, corruzione, infiltrazione della politica e delle imprese, avvelenamento della libertà di mercato, condizionamento della democrazia, produzione di meccanismi di ingiustizia e marginalità. In alcuni casi si rende necessario il coinvolgimento diretto delle Forze dell’Ordine con le quali possiamo collaborare, per favorire accertamenti e percorsi che portino a smascherare quello che spesso si rivela come una vera e propria trappola dello organizzazioni criminali o all’eventuale denuncia”.

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